Sentiero delle ginestre
tra natura e storia
Un sentiero che si apre a pochi passi dal paese, che taglia la montagna e si addentra fra natura e storia. Un angolo dimenticato di bellezza.
Un tempo le ginestre venivano utilizzate per costruire le scope con cui si spazzavano i forni prima di mettere a cuocere il pane dato che i suoi rami non sono facilmente infiammabili. Per lo stesso motivo venivano utilizzate dai carbonai sopra le cataste di legna per ottenere una combustione più lenta e un carbone eccellente.
La riscoperta del sentiero delle ginestre
Testardaggine e tanta, tanta bellezza.
La storia di questo sentiero è piuttosto curiosa, e anche bella: era un percorso che quasi nessuno conosceva ma che tutti davano per scontato, e che solo grazie alla profonda testardaggine di un abitante del posto si è riusciti a riscoprire. Ci troviamo a Buonabitacolo, provincia di Salerno, un comune ove l’equilibrio tra parte antropizzata e parte naturalistica è stato già raggiunto, sia grazie alla posizione geografica sia alla possibilità di immergersi in una natura ancora quasi intatta. Ci sono aree verdi, sentieri e cascate che possono essere oggetto di interventi volti a migliorare, aumentare e diversificare la loro fruibilità, sia per i residenti che per i turisti, in quanto Buonabitacolo affonda la sua ragion d’essere nella salubrità dell’aria e del territorio. Già il nome suggerisce infatti una nascita dovuta a un “buon-abitare”, ossia un particolare micro clima che se da una parte consentiva uno sviluppo rigoglioso della vegetazione, dall’altra permetteva ai suoi abitanti di sottrarsi ai miasmi delle paludi.
È un paese che si sviluppa su tre quartieri: il Borgo, quello a valle, che presenta il tipico impianto romano a cardi e decumani. Il Casale, quello sulla sommità, costruito sul modello delle villeneuve francesi, ossia una strada in un senso affiancata da altre due in senso opposto. San Gaetano, il quartiere dei mulini, situato nei pressi del fiume Peglio. Proprio da qui vicino si diparte questo sentiero, che taglia orizzontalmente la montagna e che, come dice il nome, è costellato da ginestre, dal bosso, dagli alberi della manna di biblica memoria e dal prugnolo, un albero che appartiene alla famiglia delle rose ma che fa delle bacche simili ai mirtilli.
Far riscoprire il sentiero alla comunità e contemporaneamente aprirlo al mondo
Ci piaceva il pensiero che un luogo così connesso al paese ma dimenticato dagli abitanti potesse essere riscoperto da un estraneo e ridato ai locali. Per far questo abbiamo chiamato Davide Fiz, nomade digitale e smart walker per definizione, al quale abbiamo mostrato il sentiero, la bellezza dei dintorni e le possibilità offerte da un piccolo paese, che avrebbe bisogno di nuovi abitanti e nuovi occhi per apprezzare antiche bellezze. Una sorta di operazione orgoglio, che ha sottolineato ancora una volta quanto ciò che si dà per scontato, quasi invisibile ai nostri occhi, sia nuovo e affascinante per altre persone. Davide è rimasto incantato dal sentiero, dal suo innesto con l’antica strada dei pellegrini per il monte Carmelo, dal fiume Peglio. Il fiume in particolare ha un corso che attraversa luoghi parlanti: la Fontana dell’Acqua che Suona, la Vallescura (per via dell’ombra), la Bocca della Trònata (parola dialettale che significa tuono e che descrive perfettamente il rumore che fa l’acqua al suo interno). Il Peglio scorre fra macchie di bosso e ginestre, verde scuro e giallo alternati, e forma sale da pranzo naturali e anse a gomito. In alcuni punti, in periodi di siccità, è possibile camminare sul greto del torrente e osservare strane cavità dall’imbocco strettissimo, un tempo forse usate come depositi naturali o addirittura come ricoveri.