Docenza Parthenope

Ironia, confutazione, maieutica

Nell’ambito di un ciclo di seminari sul Destination Management siamo stati chiamati per parlare del ruolo del DM all’interno delle destinazioni turistiche. Siamo stati scelti in quanto il mio collega Andrea è un ex alunno della Parthenope, e ha sempre conservato ottimi rapporti con la sua relatrice, organizzatrice del ciclo di seminari.

L’Università Parthenope, fondata nel 1920 come Regio Istituto Navale. 

Cose da fare e da non fare

L’intervento, partito in un primo tempo come un power point su tutto ciò che deve fare un destination manager, si è via via evoluto in tutto ciò che NON deve fare un destination manager. Si è parlato dell’importanza di mettere al centro le persone, delle sfide che attendono questa relativamente nuova figura professionale, di quali sono i passi per approcciare a questa nuova figura, delle DMC e delle DMO.

Una sfilza di acronimi e sigle che mi ha fatto rimpiangere i bei tempi delle interrogazioni di filosofia.

I ragazzi si sono dimostrati tutto sommato attenti e partecipi, e alla fine hanno fatto anche delle domande: quali sono gli interlocutori con cui si parla, come ci si approccia, quali sono i “trucchi del mestiere”… abbiamo risposto a tutto, cercando di far capire che alla fine non ci sono “trucchi”, non è uno spettacolo di illusionismo, ma che ognuno deve trovare il proprio approccio. Più serio, più scherzoso, orientato al riconoscimento del segno o al riconoscimento della comunità.

Tradotto, se siete tipi da panchina di sei metri ovunque o se vi interessa valorizzare l’unicità di un luogo attingendo alla sua storia, ma non in chiave conservatrice bensì ispiratrice.

Insomma, una bella chiacchierata di un’ora in cui speriamo di aver dato qualche input interessante.

E se da quella classe uscirà il DM del futuro, noi saremo felicissimi.