Bootcamp DestinAction
Cos'è un Bootcamp? E soprattutto, cos'è il turismo circolare?
Un momento della presentazione del progetto.
Ciclo di vite
Nell’ambito della mia iscrizione a DestinAction, l’associazione che raggruppa i Destination Manager italiani, fummo invitati a partecipare ad un Bootcamp, una simulazione sul campo volta a creare un’offerta turistica ragionata per un territorio specifico. Dopo mesi di analisi e progettazione ci accorgemmo che, nonostante il territorio fosse interessato solo marginalmente dal fenomeno turistico, aveva in sé una grande ricchezza: il vino.
Una buona presenza di vigneti autoctoni, aziende vitivinicole e prodotti enologici particolari, su cui si decise di puntare. Il mondo vitivinicolo, le sue tempistiche, la sua cultura, il suo ciclo furono ispiratori per la denominazione di una nuova forma di turismo da poter applicare in zona.
Il cosiddetto turismo circolare
La definizione “turismo circolare” esiste già: secondo il COSME, il programma dell’UE per la competitività delle piccole e medie imprese, “il turismo circolare è l’applicazione degli approcci dell’economia circolare al settore del turismo al fine di raggiungere un turismo sostenibile. L’economia circolare mira a trasformare l’economia, affinché diventi rigenerativa, riducendo al minimo l’uso delle risorse ed evitando gli sprechi”.
Nell’accezione sviluppata da noi per il Bootcamp invece il modello di turismo elaborato si chiamava circolare sia perché garantiva una ciclicità delle esperienze turistiche sulla scia del ciclo del prodotto vite, sia perché inglobava progetti di economia circolare, di cui già esistevano esempi in zona, a riprova di una certa sensibilità all’argomento.
Qualcosa di completamente nuovo
La proposta elaborata si articolava in quattro segmenti di turismo esperienziale, che seguivano l’andamento delle stagioni e delle attività in vigna e nel borgo proponendo esperienze ad esse collegate, che spaziavano dall’agri-beauty al riciclo creativo fino all’enogastronomia. Inoltre si puntava a coinvolgere gli operatori che sul territorio facevano offerte simili per dare sempre maggiore risalto alle attività programmate e inserire la destinazione in circuiti già esistenti e consolidati.
Ciò nel breve periodo non produceva un impatto tale sul territorio da snaturarne le caratteristiche o da non essere sostenibile per il luogo, mentre nel medio e lungo periodo poteva garantire un posizionamento della destinazione in una nicchia di mercato propria, che non andasse ad appiattirsi su proposte classiche o standard. Inoltre si voleva sfruttare il turismo improprio presente in zona per far conoscere la destinazione e, successivamente, farla diventare non una meta di passaggio ma la destinazione finale.