Progettazione
per aziende
e associazioni

Per progettare ci ispiriamo a Socrate e a sua madre.

No, non è un’imprecazione nè tantomeno la svalutazione delle virtù della genitrice, ma solo un metodo ispirato a lei che si evidenzia particolarmente nel caso di aziende.

Si manifesta in pieno in quei casi una sorta di istinto che ci portiamo dentro, una bussola sensoriale che ci fa immaginare una cosa piuttosto che un’altra, una direzione piuttosto che un’altra, e quell’istinto lo portiamo avanti o lo rinneghiamo con indagini approfondite dei competitor e dello scenario, affinché le aziende possano esprimere al meglio il loro potenziale.

In questo caso il nostro maestro, oltre a Kotler, è Socrate.

Il grande filosofo greco diceva infatti che nel processo di apprendimento ci sono tre fasi:

  • l’ironia, dal greco eironeia, dissimulazione;
  • la confutazione, ossia l’eliminazione del superfluo;
  • la maieutica, agire come le levatrici.

Noi ci ispiriamo a lui. Nella fase conoscitiva facciamo finta di non capire per dare all’altro la possibilità di esprimersi meglio; prendiamo la massa di informazioni che abbiamo e poi se è il caso la confutiamo, ossia eliminiamo ciò che sembra stonare dal tutto e lasciamo solo ciò che ha una componente logica e coerente con il quadro d’insieme.

E poi la maieutica. Ma cosa c’entra con le aziende?

La madre di Socrate era ostetrica, o meglio levatrice, e quindi di mestiere faceva nascere i bambini. Il figlio, guardandola all’opera e aiutandola occasionalmente, teorizzò che le persone fossero come una donna incinta, ossia che avessero già dentro di sé la conoscenza o le nozioni. Di conseguenza bastava semplicemente che qualcuno, con il giusto metodo, le “tirasse fuori”.

Ecco, noi cerchiamo di fare la stessa cosa con le aziende: siamo convinti che un luogo, un’associazione o una struttura abbiano già dentro di sé i caratteri distintivi che possono orientare le strategie. Di conseguenza cerchiamo, con il giusto metodo, di estrapolarli e di utilizzarli, declinandoli con i principi del marketing, le regole della comunicazione e un po’ di sana follia per conseguire l’effetto finale, quello che io chiamo “effetto wow”.

Quell’unicità che renderà quel lavoro diverso e speciale.

Progetti tailor-made che rispondono perfettamente alle esigenze dei nostri clienti, con un occhio all’innovazione e uno alla sostenibilità.

Prodotto, prezzo, posizionamento, promozione. Per noi però conta la P numero 5, ossia people. Le persone.

Visto che, ritenuto che, preso atto di, considerato che, articolo 7 comma 2 paragrafo 3.