I primi turisti di un territorio sono le persone che lo abitano
Potrei stare ore a parlare di profilazione del cliente, nicchia di mercato, pianificazione strategica, marketing territoriale etc, ma sarebbero soltanto le ennesime chiacchiere in “turistichese” che non porterebbero a niente.
È più importante chi abita o chi visita?
Noi invece, da perfetti meridionali diffidenti, ci siamo sempre chiesti una cosa molto semplice: cosa vogliamo? Vogliamo che una determinata iniziativa sia un successo e poi sia abbandonata, o vogliamo che diventi qualcosa per cui le persone del posto siano orgogliose? Perché è questo il punto focale dei nostri progetti, le persone. Ogni luogo, ogni ente, ogni struttura ha le sue caratteristiche, ma queste caratteristiche sono incarnate dalle persone che ci vivono o ci lavorano, e che devono essere le prime a riconoscersi in ciò che si fa. Creare un qualcosa di nuovo, magari copiato da un’altra città o un’altra struttura, e poi meravigliarsi se non funziona è come comprare un abito che addosso al manichino sta benissimo e ritrovarsi con uno straccio informe una volta indossato, giusto per riprendere il tema della sartorialità.
Ogni territorio ha le sue caratteristiche, che lo distinguono da qualsiasi altro territorio: il genius loci, come veniva chiamato un tempo. Le pre-esistenze, per dirla con i nuovi termini.
Un metodo che ci definisce
Chi lo ha detto che la pianificazione debba essere solo per i turisti, questa specie mitologica che si fa viva due mesi l’anno e poi scompare?
Ecco, quel carattere distintivo noi lo prendiamo e lo rendiamo il fulcro attorno a cui costruire la progettualità, l’idea, il concetto. Perché se ciò che si immagina è figlio di ciò che si è sempre fatto, quel qualcosa sarà riconosciuto e accettato dalla comunità senza alcuna fatica, e anzi sarà la comunità a propagarlo perché sarà un qualcosa di cui essere fieri, non l’ennesima cosa di cui lamentarsi. E questo non significa non cambiare mai, ma prendere ciò che si ha e trasformarlo in ciò che si desidera.
Se si dà alla gente la possibilità di essere orgogliosi, la gente diventerà il brand ambassador perfetto. E una popolazione felice fa il turista soddisfatto.
Già, il turista. Si può immaginare o progettare qualcosa solo per lui? No. I primi turisti di un territorio sono le persone che ci abitano, che in quel territorio si spostano, ci lavorano, ci comprano, ci dormono. E che puntualmente hanno a che fare con servizi di varia natura, dai trasporti agli alimentari. Se quelle persone non sono in grado di espletare con comodità ciò che serve, sfogheranno la loro frustrazione sui malcapitati turisti, questa specie fastidiosa che invade le loro terre. Se invece gli abitanti di un luogo sono felici perché i trasporti funzionano e le farmacie sono sempre aperte, saranno ben lieti di raccontarlo e di vantarsi con quei simpatici sconosciuti provenienti da Vattelapesca incontrati la mattina. È una questione di prospettiva.
Analogamente, se una struttura le prova tutte ma non riesce a farsi conoscere molto probabilmente è perché sta trascurando la sua identità, e quindi sta producendo un racconto falso e fuorviante che allontana invece di avvicinare.
Ecco, noi lavoriamo affinché le prospettive siano quelle giuste, affinché si racconti ciò che si è o si faccia quello che un territorio chiede che venga fatto. E a fine contratto un report curato e dettagliato racconterà il percorso fatto insieme, perché sapendo da dove si viene è più facile guardare al futuro con ottimismo.
Non esistono soluzioni calate dall’alto, ma progettualità che nascono dal basso, i cui caratteri distintivi sono unici perché sono propri di quel luogo.
Per poter parlare di te dobbiamo conoscerti, magari davanti a un caffè. Meglio due.
Prodotto, prezzo, posizionamento, promozione. Per noi però conta la P numero 5, ossia people. Le persone.
Visto che, ritenuto che, preso atto di, considerato che, articolo 7 comma 2 paragrafo 3.