Manifatture culturali:
la genesi

Dove tutto è cominciato

Manifatture: aliis volat propriis, ognuno vola con le proprie ali.

Mi chiamo Stefania Melito, ho 40 anni, sono la founder di Manifatture culturali e sono laureata in Management dei beni culturali con il massimo dei voti. Da circa quindici anni lavoro nel turismo in varie mansioni, innamorandomi delle destinazioni e, soprattutto, della possibilità di farle diventare più belle ed attrattive. Ho frequentato un corso di social media marketing, sono curatrice di mostre e faccio parte dell’AIPTOC (Associazione Italiana Professionisti Del Turismo E Operatori Culturali) e di DestinAction, l’associazione dei Destination Manager italiani.

Nel 2021 la svolta: dopo un’esperienza come business analyst è arrivato per me il momento di mettermi in proprio. Di capire se tutto quello che avevo interiorizzato poteva essere utilizzato all’esterno. Poi ho conosciuto Andrea Vetrani:  pratico, calmo, competente, adora i cammini e si infervora solo quando sente parlare di strade e tratturi. Consulente turistico per scelta e vocazione, come la pubblicità di una nota marca di cioccolato Andrea è quadrato, pratico, buono. Sempre calmo, mai sopra le righe, preciso e professionale come solo un bocconiano sa essere, tira fuori un inaspettato senso della follia quando si tratta di progettazione turistica. Ci siamo trovati subito.

E così è nata Manifatture culturali.

Perché ho scelto il nome Manifatture? Perché penso che tutte le cose fatte con le proprie mani contengano e rifrangano l’amore con cui sono state fatte, risultando autentiche. Ecco, io lavoro per tirare fuori l’orgoglio, quel senso di appartenenza che ci spinge naturalmente a mostrare qualcosa di cui siamo fieri. Manifatture è così: pazienza, tenacia, esperienza e nuove soluzioni, il tutto combinato insieme per creare qualcosa di unico, perché unici sono di volta in volta i materiali con cui si lavora.

Mi piace tirare fuori i significati nascosti, le storie e le immagini celate alla vista che fanno di un sasso il luogo di un eccidio. Kotler e Salgari insieme, il marketing e l’avventura, Giulio Verne e Tomaso Montanari, Umberto Eco e André Chastel, Salvatore Settis e Aldo Cazzullo.

E il mio logo, per cui non finirò mai di ringraziare Valter Rosso e la sua geniale creatività, rappresenta appieno questo incastro di ispirazioni, vivacità e armonia. Come una girandola si muove sotto le spinte del vento, così la progettazione viaggia sulle ali della fantasia, e ad ogni “corpo” corrisponde un’ala. Ogni luogo quindi, ogni realtà ha la sua peculiarità, ed è quel carattere distintivo che le rende uniche e che ci spinge ad agire in un certo modo, affinché l’unicità sia la loro differenza.

Come diceva la mia prof di greco non bisogna inventare niente, solo imparare a leggere.

Per poter parlare di te dobbiamo conoscerti, magari davanti a un caffè. Meglio due.

Prodotto, prezzo, posizionamento, promozione. Per noi però conta la P numero 5, ossia people. Le persone.

Visto che, ritenuto che, preso atto di, considerato che, articolo 7 comma 2 paragrafo 3.